Edizione 2020

“Visti dall’ alto.    Visioni e intra- visioni dell’ umano”

“E tu chi sei?” domandò il Bruco.Intimidita, Alice rispose: «Io – a questo punto quasi non lo so più, signore – o meglio, so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma da allora credo di    essere cambiata più di una volta».– «Che vuoi dire con questo?», domandò il bruco, severamente. «Spiegati . – «Vede signore, non si può spiegare ciò che non si conosce» rispose Alice «e io non mi conosco più, capisce?».

(Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie)

E tu chi sei? È la domanda potente che tutti i libri ci ispirano quando invadono con i loro personaggi le nostre menti protese.

Chi siamo visti dall’ Altrove delle storie , quelle storie capaci di rimetterci in contatto con parti lontane di noi, di disvelarci a noi stessi attraverso gli altri che abitano la pagina scritta?

Chi sei? E ancora la domanda che ci poniamo nello scorrere dei tempi delle nostre vite volgendo lo sguardo indietro o provando a spostarlo in avanti.

Ogni età che scandisce i fili della nostra vita, si intreccia in un ordito prezioso chiamato esistenza, dove ogni tentativo di distinguere il prima dal dopo sfuma nell’ eco viva di ciò che siamo.

Prima siamo infanti da infans, colui che non ha le parole , affidati alla cura dei grandi, visti dall’ alto dello sguardo degli Olimpi come li chiama Kenneth Grahame nel romanzo “ L’ età d’ oro”.

Riluce l’ infanzia sottratta alle intravisioni di chi la relega ad un procedere verso l’ adultitá, ignorando la complessità raffinata di questo popolo a parte.

Eppure, a saper ascoltare il suono del nostro esserci, ancora potremmo scoprire quel residuo dello sguardo stupito sulle cose del mondo che era nostro e che rendeva stra- ordinario l’ ordinario e trovava l’ infinito nelle minuzie appena visibili.

L’ identitá che prende forma mescolandosi alle storie degli umani che incontriamo, ai passaggi che attraversiamo, ai misteri che interroghiamo in un incessante domandarsi.

L’ identità mai risolta, sempre e solo appena sbozzata di un’ umanità che non trova soluzioni ma è chiamata ad una costante messa a fuoco.

Visti dall’ alto di un luogo, di un tempo, di uno spazio ulteriore che nuove proporzioni assumiamo? Piccoli o grandi come Alice dopo le sue pozioni …troppo in basso o troppo in alto, ma mai abbastanza.

Visti dall’ alto come quando scorgiamo il mondo dal finestrino di un’ aereo e ciò che fino ad un istante prima occupava tutta la visione diventa un puntino confuso, l ‘ illusione di una forma, la mescolanza di colori che fanno dimenticare ciò che prima era così definito.

La letteratura, la buona letteratura rende ad alta definizione la realtà: fuori e dentro di noi.

Richiama strati sottili del nostro io che attendono parole per ri- cordare , per riaffiorare.

L’ umano oggi è chiamato ad un compito di apparente semplicità ma di profonda difficoltà: ricordarsi di appartenere all’ umanità perché visti dall’ alto, da soli, nella nostra singolarità, appariamo come poco ma quel poco  in alleanza fa mondo, fa vita , fa dono.

                                                                                                                                                                                              Mara Durante
(Direttore scientifico della Festa BaB)